… quella di domenica mattina, quando cinque valorosi guerrieri decidono di sfidare il freddo pungente per un girettone in mtb niente da ridere: Segusino – Monte Cesen e ovvio ritorno.
Iniziamo dalla sveglia, seven o’clock, decisamente troppo prematura per una domenica d’inverno che si prevede tra le più fredde dell’anno … ed infatti mi risveglio con una pigrizia di fondo che quasi quasi mi consiglia di girarmi dall’altra parte e sogni d’oro … e no è! … non voglio perdermi l’occasione di un buon giro in buona compagnia … quindi ci si alza … ci si veste e … ci si avvia.

ATTO PRIMO
Esco, guardo il termometro: -4°C, la mia pigrizia si fa sempre più profonda … stile che se arrivassi al punto di ritrovo al bivio e fossero già partiti potrei tornare ad arrotolarmi tra le calde coperte senza particolari sensi di colpi … ma poi prende il sopravvento la disciplina e lo spirito di sacrificio, così inforco la mtb e via.
Arrivo al bivio che Cristiano, Cugno e Filippo, si sono già scolati la loro carica di caffeina e sono già pronti con entusiasmo (?) per partire.
Arriviamo a Segusino dove ci aspetta il guerriero, ovvero il re del freddo … del resto come lo potremo chiamare uno che esce per 3 ore in bdc nella giornata più gelida dell’ultimo decennio (-10°C).
Apro la porta del furgone e mi investe una ventatina gelida da polo nord davvero niente male,  tant’è che il guerriero ci dice convinto di aver visto i pinguini.
Primi 8 km di asfalto prima di arrivare allo sterrato della forcella Milies, con un Cristiano che dopo lo sgrassamento ha dimostrato doti da scalatore davvero interessanti. A me questi primi km sono serviti per cercare di trovare (a fatica) il giusto ritmo e superare la crisi di freddo specie alle mani … infatti, pigramente e forse anche per non perdere le ruote, decido di non fermarmi a sostituire i guantini da fighetta (definizione del Guerriero) che mi sono messo.

ATTO SECONDO
Inizia lo sterrato. Cristiano ha i tubeless gonfiati a 6 e quindi deve fermarsi a sgonfiarli. Saliamo ognuno con il nostro passo ma i numerosi bivi sono per me sempre un’incognita … e cosi visto anche la poca voglia ad attendere al freddo disposizioni precise, mi improvviso navigatore. Salgo sempre più fino a che finalmente si fa spazio la luce del sole e poco dopo intravedo in lontananza sopra la montagna una malga, Malga Mariech? Boh … sono un po’ perplesso e dubbioso ma comunque continuo a salire fino a che dopo una curva cieca la strada finisce … opsss … devo aver sbagliato qualcosa. Ritorno sui miei passi o quasi … caxo go sbaglia strada n’altra volta … ora sono su una casera (!?). Un po’ inizio a preoccuparmi anche se una volta sceso finalmente ritrovo la bussola … e più avanti al bivio dove prima avevo sbagliato, rincontro gli amigos.

ATTO TERZO
Inizia la discesa. Si potrebbe pensare che finalmente ci si riposa un po’ per l’ultimo dente finale … macché …  il sentiero a nord della montagna si imbuca in una fitta vegetazione: sole zero assoluto, fondo very very ice, e un freddo pazzesco … YUPPIIIIAYEEEEEE …tuffiamoci nella natura incontaminata!
Si scende su una lastra di ghiaccio … ho, anzi interpreto le sensazioni di tutti, abbiamo le mani ghiacciate, e certamente non molto sensibili come invece le condizioni stradali richiederebbero. Ognuno nel scendere ha la propria particolare tecnica, io addirittura a mo’ di sciatore con i piedi a terra e il culo appoggiato sul telaio.
Finalmente all’altezza del bivio della strada che scende a Lentiai finisce l’inferno. Ci fermiamo al sole per ricompattarci e intanto mi guardo in giro e vedo le prime avvisaglie di ciò che ci aspetta; a parte il ghiaccio, oramai le chiazze innevate si fanno sempre più grandi … cavoli, ma se dal basso non si vede niente! …bah,  cric crac croc … si spezza il ghiaccio al passaggio delle ruote grasse mentre si sale sempre più su … la strada si fa totalmente imbiancata … saranno una trentina di centimetri, con due binari compattati dal passaggio degli automezzi diretti alla Malga che più si sale e più si fanno più profondi … c’è la farò a restare in sella?? Riesco a percorrerla per l’80 % senza sgommare, cercando di essere il più rotondo possibile, ma ogni minima deragliamento fuori dai binari è fatale, obbligandomi al piede a terra. Incontro un gruppetto di camminatori della domenica con due splendidi cagnoni che mi intimoriscono un po’, specie quando all’improvviso sento un GRRREEEE e mi vedo un simpatico esemplare adulto di pastore tedesco di colore nero alle calcagna.
Finalmente passando un incredibile piastrone di ghiaccio arrivo ai 1500 e passa metri della Malga Mariech.
Sui tavoli della malga, chiusa nel periodo invernale, a fare pic nic a pane e salame, tre escursionisti che accortosi che il sottoscritto era in fase di ibernamento avanzato si sono prodigati ad offrirmi un bel the caldo e un bel paninone (quest’ultimo rifiutato per cortesia). Mi levo lo zaino dalle spalle e in fretta e furia  cerco di cambiarmi, ma con le mani che mi fanno un male boia proprio non riesco a tirar giù la zip, tant’è che devo chiedere aiuto agli escursionisti …

ATTO QUARTO: LA DISCESA
Oramai è giunta l’ora di scendere dai -2°C del Cesen verso temperature più miti … prima su strada asfaltata poi prendiamo sulla sinistra un bel sentiero tipo quello delle due rocche, per uscire sul sentiero più largo che sale da Ron. Scendiamo … forse … esageratamente veloci: gomiti ben larghi per essere più dinamico e costringerti a non irrigidirti sull’anteriore quando incomincia a sbandare a destra e manca, feel smooth … sciolto , armonico , lascia che il posteriore faccia quello che vuole tanto lo recuperi e via con il  gas!!!  azzzzzzz, prendo un sasso che mio cugino a ruota afferma di essere stato di dimensioni gigantesche e che sbatocchia giusto sui raggi … riazzzzzzzzz avrò rotto di nuovo le XT? … e si, diagnosi: ruota imberlata e raggio storto … ancora lavoro per Zanella.

MORALE DELLA FAVOLA
Come al solito (era già successo altre volte) la decisione presa è stata quella giusta … e a parte pollice e indice della mano sinistra ancora indolenziti, e ruota posteriore da risistemare, alla fin fine il piacere di pedalare in compagnia è stato più forte di tutte le avversità, me lo ricorderò alla prossima diatriba internos.