«Il mio Pantani» spiega il gregario Ivan Ravaioli, ravennate che oggi abita nella Marca e lavora per un’azienda della Sinistra Piave «è un campione un po’ appesantito rispetto al leggero e feroce pirata che buttava la bandana e lasciava tutti là, sui pedali, andando a vincere sulle salite più belle.
Ma è anche quello che mi accoglie in squadra dicendomi: “sei quello bravo, che ha vinto due tappe alla Bergamasca”. Gli avrei portato la bici tutte le mattine, gli avrei passato cinquanta borracce: in mezzo a tanta gente che si dava le arie, lui era uno giusto», dice Ivan.
«Nella tappa di Pampeago arrivai con 50’ di ritardo anche perchè in mezzo alla salita, finita la corsa, c’era la gente che scendeva a piedi. La sera Pantani vide il comunicato e s’arrabbiò: chiamate la giuria, questo ragazzo paga una colpa non sua, disse. Un altro avrebbe fatto spallucce. Lui no».
FONTE: «Capitan Pantani» L’ultimo gregario racconta il suo pirata”. Ivan Ravaioli, romagnolo-trevigiano, gli fu accanto al Giro del 2003, quello prima della morte avvenuta dieci anni fa. La Tribuna di Treviso